Ale Polì, la sua storia diventa un libro per Feltrinelli

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La lotta contro la leucemia e il trapianto nel racconto scritto dalla madre Emanuela Imprescia È stata contattata dalla casa editrice dopo un incontro con Erri De Luca in Val Gardena

La storia di Alessandro Polì – il bambino di Bolzano che è diventato suo malgrado un simbolo della lotta alla leucemia a livello nazionale – si arricchisce di un nuovo, intenso capitolo: il 25 marzo, a dieci anni dal giorno in cui “Ale” scoprì a soli 4 anni di avere davanti una montagna da scalare, uscirà un libro che racconta la sua storia.

Ma un libro, oggi, lo scrivono tutti o quasi. Questo invece sarà un libro-evento, perché Emanuela Imprescia, mamma di Ale e insegnante di lettere, è stata scelta dall’editore Feltrinelli e vanta una prefazione di Erri De Luca («a cui va un affettuoso pensiero dopo il malore dell’altro giorno»): “X Dono”, sottotitolo “Lettera alla sconosciuta che ha salvato mio figlio” è un commovente, travolgente diario di dieci anni di malattia e di guarigione, di illusioni e di delusioni, di fede e di rabbia, di amore e di dolore. Di vita e di morte, perché la 42enne mamma bolzanina racconta con una capacità totale di coinvolgimento il ritorno di suo figlio alla vita grazie a un trapianto di midollo, ma anche la tragica sconfitta di altri piccoli che non ce l’hanno fatta e che avevano condiviso il suo percorso negli ospedali di Padova e di Bolzano.

Lacrime e sorrisi evitando sempre di scivolare nel pietismo. Se azzardiamo il termine libro-evento è perché, al di là dello spessore della storia e della qualità della scrittura, comunque innegabili, “X Dono” diventerà punto di riferimento per associazioni che si occupano di donazioni, argomento di dibattito nei salotti televisivi – l’autrice si è presa due mesi di congedo dalla scuola per affrontare l’avventura -, strumento prezioso per parlare di una malattia che sembra sempre più legata al cosiddetto progresso e al degrado ambientale di cui siamo involontari artefici.

Il tema farà insomma discutere, e deve averlo pensato anche Feltrinelli, che ha voluto fortemente questo libro benché eccentrico rispetto alle sue collane editoriali. “X Dono”, con una bella copertina che propone il titolo sovrapposto a un palloncino rosso, con la X tracciata da due cerotti, nasce da una lettera e da un fatale incontro.

«Quella X mi ricorda una farfalla – ci racconta Emanuela Imprescia, dentro la nuova sede dell’Admo provinciale, in Via Sassari -, farfalla che è il simbolo del nostro gruppo e che è una creatura che deve morire per nascere più bella di prima, un po’ quel che accade a una persona che subisce un trapianto. Comunque è vero: il libro nasce da una lettera e da un incontro. La lettera è quella che ho scritto nel 2011 alla persona che ha donato il midollo a mio figlio, salvandogli la vita. L’incontro è quello avvenuto in Val Badia nel luglio del 2013 a casa della poetessa Roberta Dapunt: Gregorio Tranquillini, indimenticabile presidente dell’Admo locale scomparso un anno e mezzo fa, era stato invitato a un dibattito sulla donazione degli organi, dove veniva presentato il cortometraggio di Erri De Luca “Il turno di notte lo fanno le stelle”. Con il famoso scrittore c’era un giovane scalatore di Bassano in attesa di trapianto e motore del gruppo Climb for Life. Insomma, Tranquillini insiste per mandare me la suo posto e io accetto solo perché mi attira l’idea di conoscere Erri De Luca. Ecco, oggi ho la sensazione chiara che Gregorio sia stato il vero artefice di questo libro, che mi abbia voluto fare l’ultimo regalo». In che senso? «Beh, a quell’incontro mi hanno chiesto per l’ennesima volta di raccontare la storia di Alessandro. In sala ad accompagnare De Luca c’era Gianluca Foglia, direttore editoriale della Feltrinelli. A fine incontro mi avvicina, si complimenta per come ho raccontato la mia storia, gli dico che ci ho scritto attorno delle lettere e lui mi dice: devi scriverla tutta e poi mandarmela. E lì mi sono buttata. Prima di tutto ho telefonato a Giuseppe Luca D’Andrea, il giovane scrittore bolzanino di fantasy che pubblica con Mondadori. E lui mi ha incoraggiata e mi a dato qualche consiglio, dandomi il ritmo: cinque cartelle al giorno e in un mese e mezzo il libro è pronto. E così ho fatto».

E con Erri De Luca com’è andata? «Benissimo. Il giorno prima gli avevo spedito una mail spiegandogli perché mi avevano invitata, accennando alla mia storia, e lui lassù ha voluto saperne di più ed è stato molto disponibile, non solo ad autografarmi tutti i suoi libri, che io adoro. E ora ha accettato di pubblicare un suo breve scritto sulla bellezza del Dono come prefazione del mio libro». La prassi del trapianto vuole che il donatore resti ignoto, per motivi di privacy. Ma lei qualcosa ha saputo.

«Ho saputo che si trattava di una giovane donna tedesca, ma nulla di più. E ho deciso di scriverle una lettera un anno dopo la sua donazione, per farle sapere che aveva salvato un bambino e per ringraziarla. Naturalmente tutto è avvenuto attraverso il filtro severo del Centro trapianti che garantisce la privacy. Lei ha ricevuto la lettera ma ha preferito non rispondere, una scelta che rispetto pienamente».

Mai scritto prima? Poesie nel cassetto, un romanzo immaginato… «Mai. Io amo la scrittura, ma l’unico progetto che avevo cullato fino a quel momento era una lettera che avevo scritto ad Alessandro fra la prima malattia di Alessandro e la successiva ricaduta avvenuta nel 2010. Mi accorgevo che tutto stava cambiando, la famiglia era in crisi ed avevo bisogno di spiegargli che cosa stava succedendo. Ale vuole sapere e vuole farsi raccontare tutto, anche per esorcizzare la paura, ma un conto è parlare e un altro scrivere cose più elaborate, pensate più a fondo. A un certo punto mi sono fermata, perché mi rendevo conto che scrivere serviva più a me che a lui e che comunque mi faceva stare male: la funzione terapeutica della scrittura stava fallendo. È stato l’incontro in Val Badia a farmi cambiare idea».

In questa storia c’è la via crucis di Ale – la scoperta della malattia, le cure, la ricaduta con la sentenza “ci vuole il trapianto”, e poi la seconda vita, quella dopo il trapianto – ma anche tanto altro: la storia familiare, gli incontri con le stelle del calcio e della musica dalla Pausini a Del Piero, la fede che vacilla, l’avventura dell’Associazione donatori che ha creato attorno ad Alessandro Polì un gruppo facebook da 15 mila iscritti e un’attività intensa a livello nazionale. C’è dentro anche molta Bolzano: l’ospedale e la sua efficienza, il quartiere di via Ortles con la vicina di casa che cede il proprio alloggio alla famiglia Polì perché abbia il supporto dei nonni, gli amici che fanno rete e creano solidarietà. «Si è creato quello che io chiamo un magico cerchio di solidarietà. Del resto, per me l’aspetto più importante di questo libro è il messaggio: diventate donatori. Con un piccolo sforzo potete salvare una vita. Io stessa l’ho fatto nel 2006 donando il midollo e dando così una possibilità a una giovane francese. Lo slogan è: donare è vita. E io indirizzo la mia lunga lettera-racconto alla Vita, come metafora della donatrice di Alessandro». Nelle ultime pagine si parla del “peso della farfalla”, che rimanda a un romanzo di Erri De Luca. «Ho chiamato “il peso della farfalla” quel senso di colpa che ti porti addosso quando capisci di avercela fatta mentre attorno vedi altri bambini che devono arrendersi. E una sensazione così la superi solo grazie alla forza della solidarietà che scopri attorno, alla positività del messaggio che puoi portare in giro, stimolando tutti alla donazione».

http://altoadige.gelocal.it/bolzano/cronaca/2015/03/24/news/ale-poli-la-sua-storia-diventa-un-libro-per-feltrinelli-1.11111398

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