Barzanò: Carlotta ‘rinata’ grazie al trapianto di midollo donato dal fratello Giorgio.

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Una storia raccontata alla serata di ADMO

“Donare il midollo è come essere un angelo che con le sue ali riporta in paradiso il ricevente caduto nell’inferno”.
È così che Giorgio, 13 anni, ha descritto la sua esperienza di donatore di midollo osseo per la sorella Carlotta, 14 anni, colpita da anemia aplastica nel dicembre 2015 e “rinata” grazie al trapianto nel marzo 2016.

 

Da sinistra Marta Perego, il figlio Giorgio, la dottoressa Marta Verna, Carlotta, la dottoressa Valeria Romana e Alberto Sandrinelli

Da sinistra Marta Perego, il figlio Giorgio, la dottoressa Marta Verna,
Carlotta, la dottoressa Valeria Romana e Alberto Sandrinelli

Una difficile esperienza che la famiglia Sandrinelli, con papà Alberto e mamma Marta, ha affrontato con coraggio e che ha raccontato venerdì presso PeregoLibri di Barzanò, in una serata organizzata dal locale gruppo Avis in collaborazione con l’Admo (associazione donatori di midollo osseo).
“La nostra Associazione Italiana Donatori di Midollo Osseo nasce negli anni ’90 a Milano, per sensibilizzare e permettere una scelta consapevole, creando una cerniera tra malattia e tante persone sane, potenziali donatori di midollo”, ha spiegato la dott.ssa Valeria Romana, responsabile ADMO di Monza e Brianza. A lei il compito di spiegare, in modo semplice e chiaro, la possibilità di tutti i cittadini tra i 18 e i 35 anni di diventare donatori con un prelievo di sangue e l’inserimento in una banca dati mondiale. “Il midollo è un tessuto molle che si trova nelle ossa piatte. Sono cellule ematopoietiche da cui ha origine il sangue. In una persona sana si riforma in poco tempo, ma in chi ha particolari malattie il meccanismo si inceppa e il midollo può essere solo donato”.

Mamma di un bambino “rinato” grazie al trapianto, la dott.ssa Romana ha poi proseguito nella spiegazione. Se il trapianto, in alcuni casi, è un vero e proprio salvavita per i pazienti, è difficile trovare un donatore compatibile con il ricevente. “La probabilità all’interno di una famiglia è di una su quattro, altrimenti si può cercare nella banca dati di tutti i potenziali donatori. In questo caso la compatibilità è possibile con una probabilità su centomila. Solo in caso di compatibilità il donatore viene contattato e avviene la donazione vera e propria. Tanti più donatori ci sono nella banca dati, tanto più è la probabilità di trovare un midollo compatibile per un paziente che può tornare alla vita. Non occorre essere supereroi, basta il desiderio di donarsi all’altro”.

Ma come avviene la donazione? A spiegarlo è stata la dott.ssa Marta Verna, medico e autore di libri sul tema. “Il ricevente viene preparato con un condizionamento, una chemioterapia; al donatore viene prelevato il midollo tramite il sangue periferico o midollare. In pediatria quest’ultima è la modalità ottimale: in sala operatoria, sotto anestesia, si aspira il midollo con diversi prelievi dalla cresta iliaca posteriore. Dopo pochi giorni, si possono riprendere le normali attività. Al ricevente il midollo viene trapiantato tramite infusione, come una semplice trasfusione di sangue”.

“Con un tubicino molto più grande però”, precisa Carlotta. È lei a raccontare in prima persona la sua storia incalzata dalle domande della dott.ssa Verna e condividendo il microfono con il fratello Giorgio e la mamma Marta.
Una diagnosi di anemia aplastica arrivata a 13 anni, “quando ero in terza media quindi pensavo a scegliere il liceo, agli esami e allo studio, che ho cercato di proseguire con la scuola in ospedale, un servizio dell’associazione Maria Letizia Verga di Monza”.
Dopo un ciclo breve di chemioterapia, la verifica della compatibilità di midollo con il fratello Giorgio, di un anno più piccolo. Cento per cento, un caso rarissimo, che ha gettato una luce di speranza tra i corridoi dei reparti dell’ospedale di Monza.
“È stato tutto molto veloce, tanto che ho fatto fatica a capire cosa fosse successo. Parlando di trapianto pensavo ad un elicottero da cui scende velocemente un omino con una valigetta del ghiaccio”
ha proseguito Carlotta che per la preparazione al trapianto è stata sottoposta alla terapia di condizionamento mentre il fratello Giorgio ad esami per una verifica ulteriore della compatibilità.
“Appena ho saputo di essere compatibile ho subito pensato che potevo salvare mia sorella … e che avrei fatto qualcosa che avrebbe potuto restituirmi” scherza raccontando il periodo precedente alla donazione. “Avevo paura degli aghi e pensavo che avrei fatto la fine di un formaggio svizzero, pieno di buchi. Per due mesi sono stato in isolamento per evitare malattie”. Per un paio di volte, a causa di condizioni di salute non ottimali di Carlotta, il trapianto è stato però rimandato.

Finalmente, il 22 marzo 2016 arriva il giorno tanto atteso. “Non ho fatto in tempo a rendermi conto di nulla a causa della velocità con cui tutto è successo. La chemioterapia ti toglie tutto. Ero fragile psicologicamente e sono tornata quasi un neonato, ricominciando a prendere confidenza con ciò che mi era successo, chiusa in ospedale in una specie di incubatrice: non avevo difese immunitarie e chi entrava doveva indossare camice, cuffia e mascherina. I capelli mi sono ricresciuti, neri anche se prima ero bionda, mentre il cortisone mi ha gonfiato: era difficile, allo specchio, riconoscermi in quel neonato che ero diventata”.
Una battaglia che Carlotta ha combattuto con coraggio, affiancata dall’amore dei genitori, del fratello e di tutto il personale sanitario: il 21 aprile, finalmente torna a casa. “Da maggio ho ricominciato a leggere e mi è capitata tra le mani la storia di due gemelli. Ho pensato a come sarebbe stato avere un gemello identico e mi sono resa conto che ce l’avevo già!”.

La compatibilità del cento per cento tra Giorgio e Carlotta è molto rara. “Hanno solo 17 mesi di differenza e li ho sempre chiamati i miei gemelli mancati: frase che è stata profetica. Le dinamiche tra loro e i litigi sono sempre gli stessi, ogni tanto volano frasi che riportano tanta leggerezza, come ‘ma io ti ho donato il midollo e mi rompi anche le scatole per la televisione?” racconta mamma Marta strappando un sorriso a tutti i presenti.
Con la semplicità e la freschezza di un ragazzo di 13 anni che ha fatto qualcosa di grande, Giorgio racconta di sentirsi “cambiato, anche spiritualmente, perché so di aver fatto qualcosa di grande per mia sorella. Si, in effetti quando sono rientrato finalmente a scuola ho usato la mia storia per provare a far colpo su qualche ragazza” scherza per poi lanciare lui stesso un ultimo, profondo messaggio. “La donazione non è stata dolorosa e sono stato dimesso dopo un giorno. Davvero, donare il midollo è come essere un angelo che riporta in paradiso il ricevente caduto nell’inferno”.

fonte: casateonline.it/

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