Cari albesi grazie, così mi avete dato la forza di affrontare la leucemia

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Non immaginava così i suoi 18 anni Andrea Conticelli. Non immaginava che nemmeno due mesi dopo la festa di compleanno sarebbe finito in ospedale con una terribile diagnosi di leucemia. Non immaginava di essere bombardato di chemioterapie in attesa di un trapianto, lui che nella vita non aveva mai fatto nemmeno un prelievo di sangue. Ma non immaginava nemmeno che ci potesse essere tanta emozione pur in una situazione così brutta. Andrea si commuove, le parole escono a fatica, quando parla della mobilitazione che i suoi compagni del liceo scientifico “Leonardo Cocito” di Alba hanno messo in piedi per cercare un donatore di midollo compatibile per il trapianto. «Mi ha colpito vedere quello che stanno facendo, mi dà tanta forza – dice con un nodo in gola – E vorrei diventare un modello, che questa gara di solidarietà si estenda ovunque ci sia un malato di leucemia».

Dal sito internet della scuola l’appello è rimbalzato ovunque in rete, ottenendo migliaia di condivisioni virtuali che potranno tradursi in una piccola azione concreta per far guarire Andrea. Grazie all’Associazione donatori di midollo osseo, infatti, è stato fissato un programma di diversi appuntamenti sia a scuola che in piazza ad Alba e in altri paesi dei dintorni – le date sono ancora da ufficializzare – per raccogliere tamponi di saliva e cercare una compatibilità rara ma possibile. È stata la sorella Daniela a mettere in moto questa macchina della solidarietà quando è andata a parlare con il preside Bruno Gabetti per dire che serviva un donatore perché i familiari avevano una bassa compatibilità. Daniela, peraltro, in quella scuola si è diplomata due anni fa e adesso frequenta Biotecnologie: «Voglio fare ricerca – afferma – Ricerca sui tumori. Era il mio impegno già prima della malattia di mio fratello e adesso lo è ancora di più.

È stato un duro colpo quello che è accaduto, ma ce la faremo ad uscirne». Andrea ha appena finito una giornata di terapie al Santa Croce di Cuneo. Dopo un mese di ricovero, tre giorni fa è stato dimesso e continua le cure in day hospital. L’Ail, l’associazione contro le leucemie, gli ha messo a disposizione una stanza in un appartamento vicino all’ospedale ed è lì che accanto alla madre Cinzia cerca di mantenere per quel che può la routine di un giovane studente. Durante il giorno segue il programma scolastico assieme ai professori che lavorano nel reparto di Pediatria, poi messaggia con il cellulare con i compagni della quarta C, la sera gioca con loro online al computer e sfida sua madre a scala 40. Oppure studia per prendere la patente, che è il suo sogno a brave termine, dopo che con il passare del tempo quello di diventare portiere professionista – lui che gioca nel San Damiano D’Asti – sta ragionevolmente sfumando.

Ma continuare la vita di prima è difficile quando la mente finisce sempre a quella domanda insoluta: «Perché a me?». E i risvegli carichi di energia si alternano ai momenti di sconforto da quando, ai primi di marzo, tutto è iniziato. Il giovedì una narice di Andrea inizia a sanguinare. La stessa cosa accade altre volte e sabato peggiora, si sente debole e va a casa da scuola. Il lunedì, il 7 marzo, va al pronto soccorso di Cuneo, le piastrine sono a terra. Altre analisi portano alla diagnosi: leucemia linfoblastica acuta di tipo B. «Pensi sempre che queste cose debbano accadere solo agli altri», dice mentre guarda il gagliardetto autografato dai giocatori che l’Inter gli ha mandato. «E invece eccoci qui – si lascia andare la mamma Cinzia – Non è facile per lui, anche se è un ragazzo forte e sta affrontando bene la malattia. Ma non è facile nemmeno per chi gli sta accanto. Io per seguirlo ho perso il lavoro. Ma ci facciamo coraggio anche vedendo come ha reagito la gente: siamo stati circondati da persone che io nemmeno conoscevo, compagni di scuola ma non solo». «È la prima volta che vediamo una simile partecipazione – conferma la direttrice regionale dell’Admo, Milena Bernardi – All’estero simili campagne sono molto più diffuse, perché la gente ha meno imbarazzi a mostrare la faccia: si pensi a quella di qualche tempo fa “Match4Lara”. La cosa importante è che la conoscenza diretta di un malato può vincere l’inerzia a registrarsi come donatore, ma anche se nel caso specifico il campione non fosse compatibile, resta a disposizione delle banche dati mondiali per altre persone».

 

http://torino.repubblica.it/cronaca/2016/04/09/news/_cari_albesi_grazie_cosi_mi_avete_dato_la_forza_di_affrontare_la_leucemia_-137277186/

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