Come biologa vi posso dire che…

 in DIRE, Medici in prima linea

Ho sempre creduto nel volontariato, organizzato o spontaneo. Ha sempre fatto parte della mia vita e degli ambienti che ho frequentato.
Sono biologa e lavoro da ventotto anni in ospedale, a Reggio Calabria, presso il centro di tipizzazione tissutale che studia la compatibilità tra donatori e riceventi nei trapianti di organi e di midollo osseo. Durante tutti questi anni ho vissuto la storia dei trapianti in Italia e, soprattutto, nella realtà calabrese. Ho vissuto la prima svolta, nel 1989, quando è stato creato a Genova – presso il laboratorio di istocompatibilità dell’ospedale Galliera – il Registro italiano dei donatori di midollo osseo, un archivio informatico dei dati genetici forniti da tutti i laboratori italiani preposti a ciò, per metterli a confronto con quelli dei pazienti del resto del mondo. Il nostro laboratorio, in particolare, ha iniziato da subito a collaborare con i gruppi di tutte le regioni italiane, per raccogliere il maggior numero possibile di persone disposte a donare – in vita – qualcosa di sé, utile a dare molto di più di una speranza per la guarigione delle malattie ematologiche e genetiche.
Solo il 30% dei pazienti ematologici, infatti, trova un donatore compatibile all’interno della propria famiglia, in quanto ciascuno di noi possiede un patrimonio di geni ereditato dai genitori, che – come le impronte digitali – ci caratterizza in maniera univoca. La probabilità di trovare una persona con i nostri stessi geni varia da 1:1000 a 1:100000. E per questo motivo, più è lunga la lista dei donatori volontari, più probabilità esistono di trovare un donatore compatibile per i nostri pazienti. Appare quindi evidente comprendere l’importanza del volontariato, perché – seppure preziosi – i gruppi di pazienti e amici che, spinti dalla voglia di aiutare un proprio caro malato, si sottopongono agli esami genetici ed entrano a far parte della lista dei donatori di midollo osseo, non sono mai sufficienti. Io ho incontrato l’ADMO attraverso Pina Davoli, oggi vice presidente della sede calabrese: una donna travolgente, con una personalità spiccatissima (chi riesce a fermarla!) e, proprio perché le iniziative migliori nascono dalla sofferenza, abbiamo iniziato a collaborare. Io con il lavoro del mio laboratorio e lei con la sua opera capillare di volontariato, per arruolare più gente possibile attraverso la corretta informazione, indispensabile per avere donatori convinti e pronti a partecipare senza paura e pregiudizi. In Calabria la collaborazione dei laboratori, per esempio, è totale: colloquiamo giornalmente con Cosenza, Catanzaro e Vibo Valentia per risolvere i problemi di carattere scientifico che possono sorgere, ma anche per inviare i dati – in maniera corretta – a Genova. E noi, come centro di riferimento, non manchiamo mai agli incontri nazionali e internazionali, che ci aiutano a crescere professionalmente.

Pina Romeo

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