Così la donazione di midollo osseo ha salvato la vita di mio figlio

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Donazione di midollo osseo: Alessandro ha vinto la sua battaglia ma solo grazie a una persona estranea che si è messa in gioco rendendosi disponibile a servizio della vita

La storia di Alessandro Polì, un bambino di Bolzano affetto da leucemia, è diventata per molte persone il simbolo della lotta contro questa malattia e ha fatto capire l’importanza della donazione di midollo osseo per ridare possibilità di vita ai pazienti affetti da malattie ematologiche.

La vicenda di Alessandro è raccontata nei dettagli nel libro autobiografico “Dono: Lettera alla sconosciuta che ha salvato mio figlio” scritto da Emanuela Imprescia, mamma del ragazzo con una prefazione di Erri De Luca.

Ale si è ammalato di leucemia all’età di 4 anni. Dopo tre anni dalla remissione una ricaduta: a questo punto l’unica terapia possibile è il trapianto di midollo. Vengono sottoposti a tipizzazione i familiari ma né Andrea né Anna, i fratelli, sono compatibili pertanto si pensa al donatore da registro.

“Quando parte la tipizzazione familiare e si sa che non c’è niente da fare bisogna dare il consenso all’avvio della ricerca del donatore. Quando ti viene comunicato questo tu vieni sospeso in questo limbo che dura anche mesi – racconta Emanuela Imprescia a IlGiornale.it – in cui tu non sai se il donatore c’è o non c’è. È il momento in cui sai che ti stai giocando tutto e sei fermo, devi solo aspettare e sperare. L’immobilità più assoluta sapendo di non potere cambiare le cose. Quella con il donatore è una comptibilità genetica e se si trova un estraneo vuol dire che è proprio un gemello genetico. Nella disperazione e nella tragicità di un momento così difficile io ci vedo una estrema umanità, l’idea che noi abbiamo tutti delle connessioni invisibili con persone che conosciamo poco o niente e che queste connessioni attraversano tutto il mondo e sono anche più salde rispetto a persone con cui condividiamo la vita quotidiana”.

La compatibilità si registra in un solo caso ogni 100mila. Se si pensa che ogni anno si ammalano 5 bambini su 100mila, si capisce che, diventando donatori, si offre una possibilità di sopravvivenza in più al nostro gemello genetico ignoto, che potrebbe vivere dall’altra parte della Terra. Alessandro ha trovato la compatibilità con una donna tedesca che è diventata la sua unica speranza di vita.

Durante la malattia di Ale, mamma Emanuela ha creato un gruppo su Facebook (Polì Ale: Un midollo per la vita”) divenuto un vero e proprio punto di riferimento per la sensibilizzazione. Ogni giorno, dalla camera sterile dell’ospedale di Padova Emanuela ha raccontato la malattia del figlio anche se la scelta di creare il gruppo ha rappresentato in qualche momento un grandissimo peso oltre a un sollievo:
“Il gruppo è stato contemporaneamente un peso e un sollievo. Il peso è stato il fatto di essermi resa conto di quante persone eravamo riusciti a catturare e avvicinare a questa realtà. Il coinvolgimento, dal mio punto di vista, non doveva essere emotivo verso una persona ma doveva muovere all’azione. Il peso è stato nell’accorgersi che giorno dopo giorno le persone si affezionavano tantissimo ad Alessandro e a questa storia”.

leggi tutto su: ilgiornale.it

 

donazione di midollo osseo

 

 

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