Erri De Luca con ADMO e Climb for Life per parlare di donazione

 in Eventi e dintorni, FARE
Sabato 20 luglio alle ore 18.00 nel fienile di Ciaminades della poetessa e scrittrice Roberta Dapunt, in località Pedraces a Badia, ADMO Trentino e l’Associazione Climb for Life presentano una serata informativa sulla donazione di midollo osseo.
 
Sarà proiettato “Il turno di notte lo fanno le stelle”, racconto-film di Erri De Luca con la regia di Edoardo Ponti, presentato all’ultimo Film Festival della Montagna a Trento e vincitore negli Stati Uniti del premio come miglior cortometraggio al Tribeca Film Festival di New York.
E’ la storia di Sonia e Matteo che scalano insieme un picco delle Dolomiti per mantenere un voto fatto in ospedale, quando entrambi erano in attesa dell’intervento chirurgico che avrebbe cambiato le loro vite: un trapianto di cuore per lui e una nuova valvola mitrale per lei.
E’ la storia di una scalata capace di chiudere un capitolo doloroso e aprire quello di una seconda vita, una seconda possibilità.
E’ il racconto del profondo significato della donazione e del dono, che viene ripreso in “Conversazioni all’aria aperta”, il documentario montato parallelamente al film e nel quale brevi interviste focalizzano i pensieri e le esperienze di chi la donazione la vive ogni giorno.
 
Alla serata saranno presenti Erri De Luca, Carmelo Ferrante Presidente di ADMO Trentino e donatore effettivo di midollo osseo, Ivana Lorenzini rappresentante della Giunta Nazionale ADMO Federazione Italiana e Vice Presidente di ADMO Trentino, Emanuela Imprescia Vice Presidente di ADMO Bolzano e mamma di Alessandro Poli, un bimbo trapiantato, Pietro Dal Prà co-fondatore di Climb for Life e testimonial ADMO.
 
Concluderanno la serata Nives Meroi e Romano Benet, alpinisti di fama mondiale e prima coppia al mondo con il maggior numero di ottomila raggiunti.
Romano racconterà la sua malattia, l’aplasia midollare, e i suoi due trapianti di midollo osseo: “Il nostro quindicesimo ottomila, il più importante. Mi è mancata tanto la libertà di movimento, e mi è mancata la dimensione del viaggio, più che la scalata in sè stessa: la gente, i paesi, i luoghi che incontri” come dichiarò in un’intervista rilasciata nel 2011 a Montagna TV.
A solo un anno dal trapianto i due alpinisti sono tornati a scalare l’Himalaya per concludere tutti gli ottomila: “La malattia si affronta come la montagna: un passo dopo l’altro, in umiltà e senza mai perdere il coraggio”.

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