Guarita da un trapianto diventerà infermiera: Giulia Venosta «Voglio aiutare gli altri»

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Giulia è sopravvissuta alla leucemia. «La vita mi ha voluto dare una seconda possibilità». Volontaria dell’Admo, racconta la sua esperienza.

Giulia Venosta ha vent’anni e ha già vinto la battaglia più importante della sua vita. Abita a Morbegno con i genitori, studia infermieristica all’Università degli studi di Milano Bicocca. È una ragazza come tante, ma anche una sopravvissuta alla leucemia, grazie al trapianto di midollo osseo ricevuto quando era ancora una bambina di 12 anni da un donatore tedesco. Giulia è stata fortunata, è potuta uscire guarita dal suo letto d’ospedale dopo mesi di chemioterapia. Altri non ce l’hanno fatta, come il piccolo Alberto Cavazzi, di San Giacomo di Teglio per il quale non è stato possibile trovare un donatore compatibile o la giovane delebiese Martina Ceciliani, una studentessa come Giulia, andata via nel fiore degli anni dopo aver superato gli esami di Stato.

«Ho visto tanta sofferenza per essere solo una bambina, ma anche tanto amore e tanti sorrisi – ricorda oggi Giulia – non sono cammini facili perché lunghi e imprevedibili ma sorridere ed affrontare tutta la battaglia con ottimismo ti dà una marcia in più».

Giulia ha imparato a sorridere alla vita, ad affrontare le difficoltà, piccole e grandi, con una rinnovata forza: «La vita mi ha dato una seconda possibilità e non la sprecherò, anche se sarà difficile lotterò per i miei sogni sempre, non mollerò mai». E il sogno di Giulia è di aiutare gli altri, chi come lei è finito nel tritacarne della malattia e ha dovuto lasciare precocemente casa, scuola e giocattoli per curarsi.

«Dopo la guarigione mi sono ripromessa che da grande avrei fatto qualcosa di utile per gli altri – dice la giovane – davanti a me avevo gli esempi di persone meravigliose che avevo conosciuto durante il percorso di cura e ho sempre voluto diventare brava come loro». È convinta che la sua dolorosa esperienza possa rendere più empatica la relazione professionale e umana con il paziente, come ha già constatato da tirocinante.

«Mi è capitato di incontrare una signora molto giovane che aveva una storia medica parecchio complicata. Un giorno ha ricevuto una brutta notizia sul suo stato di salute ed era molto triste, allora mi sono sentita di dirle che anch’io avevo avuto un tumore, ma che era finita bene. Il suo sguardo, il suo sorriso e il modo in cui mi ha abbracciato non lo dimenticherò mai».

Il sogno di Giulia dopo la laurea è di prendere un master in pediatria, per lavorare con i bambini: «Non mi dispiacerebbe lavorare in un reparto pediatrico, stare accanto ai malati più piccoli e alle loro famiglie». Giulia è anche una volontaria Admo e oltre a partecipare alle iniziative di sensibilizzazione nelle piazze, si sta preparando per portare la sua testimonianza nelle scuole: «Vorrei parlare della mia esperienza per far capire anche a chi è meno informato e sensibile al problema che comunque le cose brutte possono capitare a chiunque e chi è sano dovrebbe fare qualcosa per chi è meno fortunato: ci sono bambini e adulti malati che spesso non riescono nemmeno a trovare un donatore. Poi a chi non farebbe piacere salvare una vita?».

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