Il donatore della voce accanto

 in DIRE, Donatori per caso

Massimo Bitossi è attore e doppiatore. La sua voce è stata (ed è) la voce di numerosi protagonisti di film, telefilm e miniserie. A 18 anni decide di seguire le orme del papà e del nonno diventando donatore di sangue e, nello stesso tempo, s’iscrive anche all’ADMO, consapevole che la probabilità di essere chiamati alla donazione è decisamente bassa. Per questo motivo si è sempre impegnato nel sensibilizzare gli altri a diventare donatori di midollo osseo. Dall’iscrizione è stato chiamato due volte, per essere sottoposto ad altri esami e accertare l’eventuale compatibilità con paziente in attesa del trapianto.
Ma tutto si è fermato lì, non è andato oltre. Fino a quando, nel gennaio del 2007, è stato nuovamente contattato da una dottoressa del Centro Trapianti di Torino: sei ancora disponibile a sottoporti a ulteriori esami di accertamento? gli è stato chiesto. E il 6 settembre 2007, dopo una ragionevole… ‘fisiologica’ preoccupazione ha donato il midollo.
Chi è e che tipo è, nella fiction, il personaggio che doppi per i serial ‘E.R. medici in prima linea’ e ‘Grey’s Anatomy’?
“In E.R. sono la voce del dottor Greg Pratt, ovvero l’attore Mekhi Phifer. Mentre in Grey’s Anatomy doppio il dottor Preston Burke, il cardiochirurgo interpretato da Isaiah Washington. Il dottor Pratt è un giovane medico nero, brillante, un po’ burbero e saccente, piuttosto competitivo nei confronti dei suoi colleghi… e a volte anche un po’ litigioso: insomma, non proprio quello che si definirebbe un simpaticone! Nonostante questa sua spigolosità nel carattere, però, è un uomo che in più occasioni ha dimostrato di avere anche un lato dolce, sensibile e un grande cuore”.
Chi doppia un personaggio, quanto ‘doppia’ anche con il cuore e l’anima?
“Personalmente cuore, anima, passione e impegno cerco di metterli sempre in tutto quello che faccio. Quando devo interpretare un ruolo preferisco giocare e affidarmi alla mia sensibilità e fantasia”.
Dalla finzione cinematografica alla realtà: le emergenze di ‘E.R. medici in prima linea’ e il grande gesto che può compiere un donatore di midollo osseo. Come hai vissuto la tua esperienza, in questo senso?
“L’ho vissuta, credo, nel migliore dei modi: informandomi quanto più precisamente possibile su quello per cui ero stato chiamato, non senza un minimo di preoccupazione, considerando che sono pur sempre entrato in una sala operatoria… ma con la grande consapevolezza, e soprattutto la speranza, di poter dare concretamente una mano a qualcuno. Mi piace pensare di aver avuto una bella opportunità”.
Con quale spirito hai deciso di diventare donatore di midollo osseo?
“Certe cose sembrano naturali. Neanche ci pensi. Mio nonno era donatore di sangue. Mio padre anche. Ho sempre vissuto in una famiglia dove tutto questo era assolutamente normale.
Semplicemente, sapevo che esisteva ADMO. E il giorno in cui ho compiuto diciott’anni sono andato all’AVIS con i miei genitori perché anch’io volevo fare la mia prima donazione di sangue. Il giorno stesso, o quello successivo, mi sono iscritto anche all’ADMO e all’AIDO. Tre per uno!”.
Generalmente si è portati a pensare che nel mondo della televisione e del cinema chi vi lavora compia gesti, come quello del donare una parte di sé, solo per un tornaconto personale a livello di visibilità mediatica…
“… invece credo sia un pessimo mito che andrebbe sfatato! Conosco personalmente parecchie persone, che non lavorano né in televisione, né nell’ambiente cinematografico, le quali pur di potersi beare anche solo alla riunione di condominio compirebbero gesti come quello del donare una parte di sé. Se una persona svolge un lavoro in un ambiente che gli procura visibilità e contemporaneamente fa una donazione di midollo osseo, sono cose che viaggiano su binari ben distinti e, tuttavia, non paralleli. Trovo normale che, a un certo punto, l’evento possa essere portato ‘sotto le luci dei riflettori’. Nel mio caso, svolgo una professione che per quanto possa affascinare chi non è mai entrato in una sala di doppiaggio, è comunque una professione che ti lascia vivere nell’anonimato. Certo, parecchi miei colleghi sanno quello che ho fatto, ma solo perché mi sono dovuto assentare dal lavoro.
Non ho cercato alcun tipo di visibilità: è stata ADMO Piemonte che mi ha chiesto di partecipare alla realizzazione di un video promozionale per l’Associazione.
E questo perché ADMO ritiene che un doppiatore che è stato donatore possa essere un buon testimonial”.
Il Massimo donatore… chi è?
“Semplicemente un uomo come tanti. Con i suoi pregi e i suoi moltissimi difetti”.
Un messaggio da lanciare ai giovani perché diventino donatori di midollo osseo?
“La mia esperienza è stata bella e arricchente dal punto di vista umano. Se tornassi indietro lo rifarei”.

 Milena Bernardi

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