La ricerca italiana ha un nome. Anzi, due…

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Sono i nomi di Francesco Frassoni e Marina Podestà, vincitori del concorso indetto da ADMO Federazione Italiana, in collaborazione con ADMO Liguria, per il miglior progetto sul trapianto di midollo osseo.

Al fine di incoraggiare i ricercatori italiani in un campo molto vasto, complesso (e per alcuni aspetti anche eccitante) qual è il trapianto di midollo osseo, nei mesi scorsi ADMO Federazione Italiana, per iniziativa di ADMO Liguria, aveva indetto un bando di concorso – diffuso capillarmente in tutta Italia – per il miglior progetto di ricerca sul trapianto di cellule staminali emopoietiche da donatori non consanguinei. E il premio, di 20.000 euro, è stato consegnato domenica 15 novembre 2009 durante il Consiglio Nazionale ADMO tenutosi a Genova, nella Sala delle Grida del Palazzo della Borsa.

Il progetto vincitore? La ricerca presentata dal dottor Francesco Frassoni e dalla dottoressa Marina Podestà sul trapianto intra-osseo di cellule del cordone ombelicale per superare il mancato/ritardato attecchimento.

Il lavoro è stato apprezzato per l’alto livello scientifico, in quanto esplora il principio, derivato dal’ematologia sperimentale e da studi su animali di laboratorio (in cui il dottor Frassoni ha dato importanti contributi), che l’iniezione diretta delle cellule staminali emopoietiche del cordone ombelicale all’interno dell’osso, cioé nella nicchia emopoietica, permette di non disperdere le cellule staminali emopoietiche trapiantate nel sangue o in altri organi e tessuti. La conseguenza è che l’attecchimento si ottiene in un’altissima percentuale di pazienti -al contrario della via usuale di infusione intravenosa – anche adulti di grande massa corporea e con tempi molto più rapidi, soprattutto per quanto riguarda le piastrine. Si supera in questo modo la principale limitazione del cordone ombelicale che, a causa dell’estrema povertà cellulare, è adatto prevalentemente a pazienti pediatrici o adulti di basso peso corporeo. lnoltre, nei circa cento trapianti eseguiti presso il Centro di Genova e, ora, anche presso altri Centri, l’incidenza delle complicazioni gravi del trapianto appare molto ridotta, cosi come l’incidenza di ricaduta della leucemia: è importante, dunque, estendere questo tipo di approccio ad altri pazienti e ad altri centri, come lo studio propone. E se questi dati verranno ulteriormente confermati, si aprirà la strada alla possibilità di estendere il trapianto di cellule staminali emopoietiche, utilizzando l’unita di sangue cordonale intrabone, a un altissimo numero di pazienti che attualmente non sono trapiantati perché non si riesce a trovare un donatore. Il potenziale impatto di questo approccio su tutta la pratica trapiantologica, quindi, è da considerarsi molto alto.

 

Nelle immagini, la consegna del premio a Francesco Frassoni e Marina Podestà e due momenti in cui i vincitori hanno illustrato i risultati della loro ricerca

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