Dal punto di vista di una madre

 in Storie vere

Tutti vorremmo essere dei campioni, eccellere in qualcosa, essere i primi insomma: fuoriclasse nello sport, nei campionati di matematica, diventare divi della televisione… questa è la storia di una campionessa che non è mai stata sulle pagine di nessun giornale, ma è sempre stampata nel mio cuore, non solo perché è mia figlia, ma per il gesto che ha compiuto. Non perché abbia vinto una gara, ma perché l’ha fatta vincere ad un’altra persona: la gara per la VITA.

Dalila ha donato le sue cellule staminali per cercare di salvare una persona. Noi, come famiglia, l’abbiamo appoggiata nella sua scelta e quando un giorno mi ha detto: “Sono risultata compatibile!” era quasi come se mi avesse detto che aspettava un bambino… sì perché salvare una vita è quasi come rimetterla al mondo.

Ero molto emozionata ed il giorno dell’espianto l’ho accompagnata a Verona nell’Ospedale Borgo Roma. Lì abbiamo trovato un ambiente fantastico, con medici e infermieri straordinari. Dalila era la protagonista e tutti erano lì per lei, tutti a coccolarla… e non capivo perché tutti ci dicevano GRAZIE! Perché? Non erano loro a ricevere l’elisir di lunga vita, come lo chiamo io.

Ogni tanto, ancora adesso, mi chiedo perché così tanti grazie… sono giunta alla conclusione che solo chi è in quell’ambiente sa veramente l’importanza di quel gesto. Solo chi legge negli occhi del malato sa quanto esso valga.

Mentre nella sacca si accumulavano le cellule staminali pensavo: ecco l’elisir di lunga vita … così prezioso per la persona a te compatibile, forse unica al mondo, che ne ha bisogno! E poi riflettevo… tutti abbiamo questa sostanza miracolosa utile forse ad un’altra sola persona, e quindi tutti noi siamo preziosi ed utili.

Adesso quando mi chiedono quanti figli ho, rispondo: tre o forse quattro, perché nel sangue della persona che ha ricevuto le cellule di Dalila ora circola il suo DNA, il codice genetico risultato dalla miscela di quello dei suoi genitori… Anche se non conosco questo mio quasi figlio, so che c’è!

E quindi adesso sono io che dico GRAZIE a ADMO, che ci ha dato la possibilità di essere unici, primi e vincitori!

Carla

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