Quando lo sport diventa vitale

 in FARE, Iniziative
“Undici mesi di malattia sono un percorso lungo, infinito. Ma di tremendo, a parte i periodi di grande crisi fisica, ricordo solamente i primissimi momenti, perché dopo ho combattuto. All’inizio, invece, è stato diverso: il giorno prima ero fra i compagni della mia squadra in allenamento e, il giorno dopo, ricoverato in isolamento presso la divisione universitaria di ematologia delle Molinette di Torino. Gli esami clinici e il risultato: leucemia linfoide acuta. Dopo due trapianti di midollo osseo, prima donato da mia sorella Paola ma senza buoni risultati e poi da mio padre Giuseppe, la lenta ripresa. Non immaginavo quanto potesse essere meravigliosa anche una semplice passeggiata”.
Le parole sono di Andrea Fortunato e risalgono all’ultima intervista che gli fu fatta, nel marzo del 1995. Partendo proprio da questi suoi pensieri, il calciatore è stato ricordato durante la cerimonia del primo premio Andrea Fortunato ‘lo sport è vita’, organizzata dall’Associazione Sportiva Fioravante Polito a bordo della nave Fantasia MSC Crociere. Anche ADMO è stata invitata all’evento, ricevendo un riconoscimento per la sua attività di sensibilizzazione. Ha ritirato il premio il Presidente nazionale dell’Associazione, Paola De Angelis (nella foto con altri illustri e noti ospiti), che ha detto: “Dedico il premio a tutti i volontari ADMO che, quotidianamente, svolgono opera di sensibilizzazione sulla donazione del midollo osseo. Ma anche a tutti i donatori che, con fiducia, ci seguono, perché senza di loro ADMO non potrebbe essere speranza”.
Nel corso dell’evento, sono state ascoltate numerose testimonianze di pazienti usciti dal tunnel della malattia. E fra gli ospiti erano presenti anche prestigiosi nomi dello sport, fra i quali: Diego Armando Junior Maradona, il mitico giocatore della  oma Aldair, il grande Pietro Mennea e il super Mister della Nazionale italiana di calcio Marcello Lippi, che ha sottolineato come il calcio sia una passione “che spinge a fare cose che non avresti mai creduto di poter fare… Ma il risultato, poi, è l’emozione della vittoria, la soddisfazione di aver superato un tuo limite, il batticuore prima di ogni partita… Ricordando Andrea Fortunato, e con lui tutte quelle persone che stanno lottando per la vita, la volontà di giocare anche per loro ci dà la consapevolezza che il cuore batterà ancora più forte”.
 
Paola Massarelli
con la collaborazione di Maria Teresa Marziali e Rosella Olivieri
 

IL RAGAZZO CON IL CALCIO NEL CUORE
Salernitano di nascita, Andrea Fortunato iniziò la sua carriera professionistica con la stagione 1989-1990: vestiva la maglia del Como, che disputava il campionato di serie B. Poi, nell’estate del 1991 venne ingaggiato dal Genoa, dove si mise subito in luce, tant’è vero che la società prima lo diede in prestito al Pisa e poi lo fece esordire in serie A. Durante quella stagione, il suo rendimento fu massimo. L’anno dopo passò alla Juventus e fu subito titolare fisso. Arrigo Sacchi, che all’epoca era allenatore della Nazionale di calcio italiana, convocò anche Fortunato in azzurro e, il 22 settembre 1993, contro l’Estonia – a Tallinn – esordì con i colori dell’Italia. Sacchi, tuttavia, non lo convocò per il campionato del mondo 1994, dato che in primavera Fortunato aveva avuto un rallentamento fisico per molto tempo inspiegabile. Invece, alla fine di maggio, gli venne diagnosticata una forma di leucemia linfoide acuta. Il trasferimento all’ospedale di Perugia, i due trapianti di midollo osseo e la ripresa. Quando tutto sembrava volgere al meglio, l’improvviso abbassamento delle difese immunitarie – causato da un’influenza – lo stroncò, nel tardo pomeriggio del 25 aprile 1995. Non aveva ancora compiuto 24 anni e, ironia della sorte, se ne andava alla vigilia della gara che la Nazionale italiana doveva giocare a Vilnius contro la Lituania: i suoi compagni giocarono infatti con il lutto al braccio e la vittoria dell’Italia fu a lui dedicata.


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