SILVIA, DONATRICE TOTALE

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Nel Giorno del dono, ecco la storia di una giovane donna e mamma di 33 anni. Che nella semplice quotidianità ha fatto del donare una scelta costante, in tutte le occasioni possibili. «Un gesto semplice può salvare una vita. Perché non compierlo?», dice.

«A volte le esperienze più belle le scopri attraverso una vicenda dolorosa. Per me è stato così». Silvia Fanella ha trentatre anni, un marito e una bambina bellissima di nome Ludovica, la gioia della sua storia personale la vedi dai suoi occhi scuri e profondi.

«Una rara forma di leucemia», racconta Silvia, «colpì una decina di anni fa la zia di mio marito, un decorso di grande sofferenza che necessitava di continue trasfusioni. Avevo diciannove anni e rimasi impressionata dalla quantità di sangue che veniva utilizzata per curare questa patologia. Le domande in questi casi ti si impongono con punti interrogativi che non si accontentano di risposte formali. Dietro a ogni sacca che vedevo utilizzare per la zia c’era un donatore, una storia, un gesto gratuito e generoso».

Per Silvia è come risalire la corrente. Il suo è un percorso a ritroso verso la ricerca della “fonte” di quella generosità senza nome che permetteva a molti malati di curarsi. «Ho iniziato il mio percorso», aggiunge Silvia, «dalla sezione Avis di Prato, la mia città, sono diventata donatrice e volontaria fino a compiere nella stessa sede il servizio civile nazionale. Nel medesimo luogo ho conosciuto l’Admo (Associazione Donatori Midollo Osseo) e l’Aido (Associazione Italiana Donatori Organi). Aderire anche a queste belle esperienze mi è sembrato naturale, non ci ho pensato due volte».

Silvia parla con un entusiasmo contagioso anche di altre due scelte importanti che ha voluto compiere, di recente, quando è arrivata Ludovica, la sua bambina: «In prossimità del parto ho deciso di donare il cordone ombelicale, così importante per le cellule staminali, e una volta partorito ho iniziato a donare il latte all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. Ogni quindici giorni un incaricato dell’ospedale viene a portarti i flaconi vuoti da 130 cc e a ritirarti quello che tu hai donato e congelato. È una donazione che si sta diffondendo progressivamente, soprattutto nel centro-nord d’Italia, i reparti di maternità hanno iniziato da tempo una campagna di sensibilizzazione alla donazione di midollo e latte con valigette-kit consegnate alle neomamme».

La gravidanza e l’arrivo di Ludovica non hanno fermato Silvia dal suo lavoro di informazione e sensibilizzazione alle donazioni, nelle scuole e nelle piazze della sua regione. «È fondamentale la promozione di una “cultura della donazione” che stiamo portando avanti nelle scuole;entrare in contatto con i ragazzi e confrontarci con loro sui vari aspetti del tema, serve spesso ad annullare tante paure infondate e a iniziare un cammino con nuovi “amici di sangue”. Donare, in tutte le sue espressioni, è vita. C’è grande bisogno di tutto. Basti pensare che per un trapianto vengono utilizzate più di cento sacche di sangue. Non immaginiamo quanto tempo ci vuole a raccoglierle… senza parlare della richiesta sempre maggiore che viene fatta per la cura di leucemie e altre patologie, e la necessità per gli emoderivati. Donare regolarmente è importantissimo, soprattutto in estate quando a volte si creano delle vere emergenze. Oltre a questo, occorre anche pensare al fatto che con l’innalzamento dell’età media di vita avremo bisogno di un numero sempre maggiore di donazioni».
Ogni sacca ha mediamente 6 settimane di “vita”, al termine delle quali viene trasformata per usi farmaceutici (medicinali salvavita), niente spreco e niente lucro, questo Silvia lo vuole sottolineare in modo chiaro: «Tutto viene fatto con alti standard di sicurezza e gratuità. Nessun lucro o commercio. L’Italia sotto questo aspetto è sicuramente un punto di riferimento per molti Paesi».
«Un’azione di costante sensibilizzazione sui temi della donazione è importantissima perché solo attraverso la promozione e una corretta informazione possiamo ottenere risultati davvero utili per tutti, in concreto», insiste Silvia. «Si pensi ad esempio a un recente successo ottenuto proprio nell’ambito della donazione di organi: attraverso le istanze di cui si è fatta portavoce in primis l’Aido, sono sempre più numerosi i Comuni Italiani che stanno aderendo al progetto “Una scelta in Comune”, che dà la possibilità di esprimere il proprio consenso alla donazione di organi direttamente sulla carta di identità.
La soddisfazione maggiore, secondo Silvia, sta nel vedere il riscontro tangibile del messaggio che viene veicolato dalle associazioni del dono: sempre restando in ambito di organi, nell’ultimo anno è di fatto cresciuta complessivamente l’intera attività trapiantologica, con un totale di 3.317 interventi eseguiti (67 in più rispetto al 2014 e 228 rispetto al 2013).

«Segno questo che spesso non ci si attiva non per mancanza di volontà, ma per semplice mancanza di informazioni o “pigrizia”», sottolinea. «Le associazioni di cui faccio parte tentano di arginare questo fenomeno, cercando di innescare un circolo virtuoso, allo scopo di far comprendere che è possibile aiutare gli altri anche attraverso piccoli gesti.«Oggi più che mai donare è vitale per molti», conclude Silvia. «Ad esempio, le cellule staminali contenute nel cordone ombelicale stanno aprendo sempre di più orizzonti di speranza per tantissimi malati. Un gesto semplice può salvare una vita. Perché non compierlo?».
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